Migrante violentata al Cara, c’è l’ombra di una setta

Migrante violentata al Cara, c’è l’ombra di una setta

Chieste condanne sino a 9 anni di reclusione

La Procura di Bari ha chiesto la condanna a pene comprese tra i 9 e i 12 anni di reclusione per sei cittadini nigeriani, attualmente detenuti in carcere, accusati di violenza sessuale di gruppo su una connazionale 25enne nel periodo in cui erano ospiti del Centro accoglienza richiedenti asilo del capoluogo pugliese. Secondo quanto accertato dalle indagini della Squadra Mobile di Bari, coordinate dalle pm Simona Filoni e Lidia Giorgio, la vittima della violenza, che attualmente si trova in una struttura protetta, dopo il suo arrivo al Cara di Bari nel 2017, sarebbe stata minacciata di morte, picchiata e violentata per mesi. La donna, vittima di tratta e riduzione in schiavitù, avrebbe subito violenze già durante la sua permanenza in Libia. Gli imputati, emerge dall’inchiesta, farebbero parte di un’organizzazione criminale.

La condanna più alta, a 12 anni 4 mesi di reclusione, è stata chiesta per il 38enne Olatunde Opaleye, soprannominato ‘Egbon’, ritenuto il capo della gang: l’uomo risponde di violenza privata e, in concorso con gli altri cinque, di violenza sessuale di gruppo aggravata. Nei confronti di tutti gli imputati l’accusa ha chiesto che non vengano concesse le attenuanti generiche, per “la particolare brutalità della condotta». Il processo si sta celebrando con il rito abbreviato dinanzi al gup del Tribunale di Bari, Marco Galesi, nell’aula bunker di Bitonto. La sentenza è attesa per il 12 dicembre.