Ha chiesto di affrontare il processo, rinunciando all’udienza preliminare don Nicola D’Onghia, il parroco di Noci accusato di omicidio stradale ed omissione di soccorso in merito alla morte della 32enne Fabiana Chiarappa, travolta e uccisa da un’auto, la sera del 2 aprile 2025.
L’incidente avvenne lungo la provinciale 172 che collega Turi a Putignano. La vittima, originaria di Turi, soccorritrice del 118 e giocatrice di rugby, era caduta accidentalmente dalla sua moto. Secondo la ricostruzione, mentre si trovava ancora sull’asfalto, la ragazza è stata investita da una Fiat Bravo, guidata dal sacerdote, che non si sarebbe fermato a prestare soccorso.
Don Nicola era finito ai domiciliari il 29 aprile 2025. Successivamente la misura era stata attenuata con l’obbligo di dimora nel comune di Noci, provvedimento che gli aveva comunque impedito di esercitare le sue funzioni presso la parrocchia di San Giovanni Battista, a Turi. Nonostante il rigetto della Cassazione sulla revoca della misura, un ulteriore ricorso presentato al GIP aveva trovato il parere favorevole della Procura, portando alla sua definitiva liberazione
Il sacerdote, difeso dagli avvocati Federico Straziota e Vita Mansueto, si è sempre proclamato innocente, sostenendo di non essersi accorto di aver investito una persona ma associando il rumore dell’impatto all’urto con una pietra. L’uomo ha inoltre riferito di aver appreso dell’incidente solo il giorno successivo, dalla stampa, presentandosi dai carabinieri dopo aver consultato i suoi legali.
Il processo a suo carico si aprirà il 3 febbraio 2027.




























