
Tutelare la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori, questi gli obiettivi per cui dovranno essere utilizzati i 40 milioni di euro destinati ai frantoi oleari, sostenendo con la cambiale agraria Ismea le imprese serie che lavorano il vero olio italiano e impedendo che anche un solo euro finisca nelle mani dei trafficanti e delle loro quinte colonne travestite da Op e frantoi, abituati a ingannare i cittadini con oli deodorati, addizionati con clorofilla o miscelati e a scaricare sugli olivicoltori il peso delle proprie operazioni commerciali.
La misura è stata comunicata dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida durante un incontro con il vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol David Granieri, il Segretario generale Vincenzo Gesmundo, con i quadri dirigenti di Coldiretti delle principali regioni olivicole italiane, a partire dalla Puglia con il presidente di Coldiretti Andria, Agostino Tortora e con direttore e presidente di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni e Alfonso Cavallo.
Durante l’incontro la delegazione Coldiretti ha ringraziato per l’intervento e il Ministro ha confermato alla delegazione anche gli interventi per una campagna straordinaria di controlli rigorosissimi nei siti di stoccaggio, nei frantoi soprattutto cooperativistici e industriali, nelle industrie e nella grande distribuzione, che assorbe l’80% del prodotto. Servono scaffali trasparenti dove i cittadini possano riconoscere in maniera chiara e immediata l’origine e la qualità del prodotto, valorizzando il vero olio extravergine 100% italiano.
«Per la Puglia, prima regione olivicola italiana, la nuova campagna olearia si apre in un contesto delicato. Gli effetti del caldo e della siccità hanno pesato sugli oliveti e ci apprestiamo a una campagna che sarà di scarica in molte aree, seppure con differenze territoriali e con una qualità che resta elevata. In questo scenario non possiamo consentire che siano ancora una volta gli olivicoltori a pagare il conto di squilibri commerciali che non hanno generato. I 40 milioni destinati ai frantoi devono sostenere le imprese sane della filiera, quelle che lavorano prodotto italiano, ritirano le olive pugliesi e riconoscono agli agricoltori un prezzo coerente con i costi e con la qualità. La Puglia ha bisogno di trasparenza, controlli e valorizzazione del vero olio extravergine italiano, non di operazioni che finiscano per comprimere ulteriormente il reddito delle nostre aziende olivicole», afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia.
Le risorse pubbliche devono premiare chi opera nella trasparenza, ritira e paga le olive italiane e riconosce il giusto valore al lavoro degli olivicoltori. Non possono diventare una scialuppa di salvataggio per chi ha alimentato speculazioni, triangolazioni e pratiche opache. “Nei nostri territori il patrimonio olivicolo è un pezzo fondamentale dell’economia agricola e del paesaggio e migliaia di aziende si preparano a una campagna condizionata dalle difficoltà produttive e da un mercato che deve essere riportato a maggiore trasparenza. Per questo è fondamentale verificare puntualmente le giacenze e intensificare i controlli lungo tutta la filiera, dai luoghi di stoccaggio ai frantoi, fino all’industria e alla grande distribuzione. Bisogna distinguere senza ambiguità chi lavora e valorizza l’olio italiano da chi utilizza pratiche opache e operazioni commerciali che rischiano di ricadere sul primo anello della filiera. In Puglia il valore dell’olio deve tornare a partire dagli olivicoltori, perché senza un reddito adeguato alle aziende non c’è futuro per l’olivicoltura”, dichiara Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.
Coldiretti ha chiesto la verifica puntuale dei dati sull’olio in giacenza, perché nessuno deve pensare di utilizzare gli olivicoltori come scudi umani, minacciando di non ritirare le olive per risolvere problemi commerciali provocati da trafficanti e loro sodali. L’Italia produce infatti circa 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva – un quantitativo che potrebbe risultare persino inferiore con controlli ancora più rigorosi – a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, esportazioni per 318 milioni di litri e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri all’anno.
Numeri che, secondo Coldiretti, evidenziano come una parte dell’olio straniero venga commercializzata sfruttando il richiamo all’italianità, ingannando cittadini e produttori. In Puglia l’olivicoltura si estende su oltre 370mila ettari, coinvolge 148.127 aziende e rappresenta la coltura più diffusa della regione, con il 64% della superficie agricola utilizzata. Il comparto esprime un valore di circa 1 miliardo di euro di produzione lorda vendibile di olio extravergine di oliva.
Coldiretti continuerà la propria battaglia per la salute dei cittadini e per il reddito degli agricoltori e chiedendo l’applicazione il prima possibile delle misure del ColtivaItalia, con 300 milioni di euro per l’olivicoltura italiana e l’introduzione dei controlli innovativi basati su risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica con la creazione della prima banca dati.

























