Da rifugio della criminalità organizzata a presidio di legalità intitolato a Michele Fazio, il 15enne ucciso dalla mafia: è la nuova vita di un locale situato a Bari Vecchia che, da ieri, 5 ottobre, è diventato la sede dell’associazione Arci Libera.

È stato il Comune ad affidare al circolo Arci lo spazio in Strada dei Gesuiti 15, prima bene confiscato alla mafia poi lasciato a lungo in disuso: per anni, infatti, era stato punto di ritrovo di incontri della malavita barese. Oggi, invece, rinasce come baluardo fisico dell’antimafia sociale nel cuore del capoluogo pugliese. Ed è per questo che la gestione è stata affidata a Pinuccio e Lella Fazio, genitori del 15enne la cui morte segnò per sempre la storia e la memoria collettiva di Bari.

Era solo un ragazzo Michele Fazio quando, il 12 luglio del 2001, mentre tornava a casa finito il turno da cameriere, rimase coinvolto in una sparatoria tra i clan Capriati e Strisciuglio. Il giovane, raggiunto da un proiettile, fu ucciso “per errore”.

Da quel giorno, i coniugi Fazio non hanno mai smesso di parlare di Michele, di sicurezza e lotta alla criminalità, impegnandosi in attività e iniziative rivolte soprattutto ai più giovani, con l’obiettivo di diffondere una cultura di legalità contro l’omertà. Come spiegato in occasione dell’inaugurazione della nuova sede Arci Libera dal Signor Fazio, l’obiettivo dell’associazione non sarà quello di sconfiggere le mafie, ma di rendere i quartieri dei fari di onestà e civiltà. Ecco perché, ha proseguito, il padre di Michele, questa lotta s’intreccerà ad attività quotidiane.

Alla presenza delle istituzioni e dei numerosi cittadini presenti, la signora Fazio ha poi concluso, in ricordo del figlio e delle vittime di mafia, con le seguenti parole: “Non dite mai che non sono fatti nostri”.

Damiana Civita