È ancora allarme sanità in Puglia, ma questa volta a rischio è la salute psichica: la figura dello psicologo di base, introdotta con una sperimentazione regionale da gennaio 2026, potrebbe non essere riconfermata nel 2027, lasciando tanti pazienti orfani di assistenza psicologica.

A lanciare l’avvertimento è stato l’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi Puglia che, dati alla mano, ha certificato quanto lo psicologo di base sia essenziale per i cittadini: solo nei primi sei mesi del 2026, infatti, sono state oltre 3.500 le persone che hanno usufruito del servizio, con più di 8000 prestazioni erogate.

Numeri importanti che non solo confermano il successo dell’iniziativa, ma anche il bisogno crescente delle persone di prendersi cura della propria salute psichica, usufruendo, però, di un servizio assistenziale pubblico.

La salute mentale non può più essere considerata accessoria o, peggio un lusso, pertanto la richiesta dell’Ordine regionale è precisa e concreta: uscire dalla sperimentazione e rendere il servizio strutturale con risorse dedicate. A tal fine gli psicologi reputano necessario: garantire uno psicologo in ogni Casa di Comunità, con accesso diretto e collaborazione stabile con medici e pediatri; insediare l’Osservatorio regionale; rafforzare la funzione psicologica nelle Asl, con un referente in ogni azienda e, soprattutto, creare un modello organizzativo unico per tutte e sei le Asl della Puglia.

I modelli di accesso attualmente in vigore infatti, differiscono tra Asl provinciali: l’età minima di accesso varia dai 5 ai 14 anni, il numero di incontri garantiti va dai quattro ai dodici e se in alcune ASL il servizio prevede ricetta e ticket, in altre è libero e gratuito. Oltre a differenze amministrative nella gestione di cartelle cliniche.

Una realtà, quella della salute psicologica, che non può più esistere solo in via emergenziale, come acclarato dai dati. Nel primo semestre 2026, solo nella ASL Bari più di 1200 primi accessi e 2500 prestazioni. Nella ASL BAT, invece, oltre 340 prime visite e 1800 prestazioni totali. Il maggior numero di utenti sono donne, perlopiù adulte. I motivi principali: sintomi ansioso-depressivi, lutti, separazioni, isolamento sociale, malattie croniche e disregolazione emotiva.

Pertanto, dichiara l’Ordine: “Il disagio psicologico va intercettato prima che diventi più difficile da affrontare e, nessuno deve essere lasciato indietro per mancanza di servizi”.