Dopo la presentazione in anteprima del film Hill of Vision di Roberto Faenza sulla storia straordinaria dell’infanzia di Mario Capecchi, diventato poi un Nobel per la medicina, si aggiunge un altro tassello importante alla programmazione del Bif&st 2022 con la conversazione al Petruzzelli nella mattinata di domenica 27 marzo, tra Capecchi e Carlo Doglioni dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

L’incontro appassionato è stato letteralmente illuminante per i presenti e ha portato alla luce una interconnessione tra arte e scienza: entrambe non fanno altro che mettere assieme le ispirazioni. Perché «Arte e Scienza sono le materie di cui sono fatti gli esseri umani» – ha esordito così Capecchi.

«La scienza è importante per il bene comune, la ricerca è nell’interesse di tutti – ha continuato Mario Capecchi – dobbiamo pensare a quello che stiamo facendo e dobbiamo fermarci perché l’uomo ha la capacità di distruggere tutto. Pensiamo che il nostro pianeta esisterà per sempre ma non è così. È un pianeta fragile. Alla guerra bisogna sostituire la scienza e il cuore. Dobbiamo insistere per poter fare meglio e per diventare persone migliori».

Capecchi ha poi continuato con un plauso particolare all’universo femminile: «Una cosa che mi fa sperare è che ci sono tante donne. Le donne guardano alla vita come a qualcosa di prezioso. Abbiamo bisogno dell’energia e della voce delle donne. Dobbiamo abbandonare lo status quo. Dobbiamo pensare al futuro e trovare nuova enfasi e una nuova direzione per prenderci cura del pianeta. Dobbiamo smettere di pensare con ‘io’ e pesare col ‘noi’».

Dall’incontro tra Capecchi e Doglioni è emersa l’importanza di farsi ispirare da veri maestri, dall’agire collettivamente e dal credere con tutte le forze che siamo molto più di quello che pensiamo di essere. «Non bisogna avere paura di fare domande e non bisogna accontentarsi di risposte brevi» secondo Capecchi la parola d’ordine è “curiosità”, come quella dei bambini che chiedono sempre perché. D’altro canto, per Capecchi, fare lo scienziato significa essere pagati per giocare trovando riposte che aiutino una comunità intera. «Io faccio lo scienziato perché mi diverto tanto» ha concluso Mario Capecchi.

«La scienza – ha aggiunto Doglioni – è responsabilità e forza collettiva». In questo senso Capecchi ha ribadito che è importante incoraggiare tutte le arti che ci ispirano e ci rendono migliori. Mario Capecchi ha incontrato poi il pubblico del Teatro Margherita assieme a Roberto Faenza, a Elda Ferri e ai produttori del biopic sul premio Nobel, appunto, Hill of Vision. Capecchi ha ammesso che vedere la propria storia sul grande schermo è stata una grande emozione e che si augura possa ispirare le future generazioni.

«Il film si rivolge ai giovani – ha commentato il regista Roberto Faenza – e penso che per quanto sia straordinaria la storia di Capecchi, la gente ancora stenta a credere che sia vera. Effettivamente è una storia ‘Disney’ di uno che non ce la fa e poi ce la fa». I produttori hanno ammesso che la distribuzione non sarà semplice. In Italia sarà curata da Altre Storie di Cesare Fragnelli e intanto si sta pensando a una diffusione anche nelle Università, nei Campus e magari negli Stati Uniti perché è una o molto importante che deve essere raccontata. «La scienza – ha concluso il premio Nobel Capecchi – prende in considerazione cose che apparentemente non esistono e le rende realtà». In un certo senso e a suo modo il cinema fa lo stesso.