Pensionati sul piede di guerra anche in Puglia: «Ridicola la rivalutazione delle pensioni. Mezzo caffè al mese»

Incontro unitario di CGIL, CISL e UIL a Bari: «Chiediamo ascolto anche in regione. Latitano risposte in sanità»

Sono sul piede di guerra anche gli 800mila pensionati pugliesi per le mancate risposte del governo alle loro istanze, soprattutto dopo che queste sono scomparse dalla manovra finanziaria. Sanità, diritto alla cura, non autosufficienza, fisco saranno con le relative richieste, al centro della giornata di mobilitazione unitaria che Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil hanno indetto per il 16 novembre a Roma. Di tutto questo si è ampiamente discusso a Bari nel corso dell’attivo regionale unitario presieduto da Giovanni Forte, segretario generale dello Spi Cgil Puglia. Gli argomenti all’ordine del giorno sono stati introdotti da Rocco Matarozzo segretario generale Uilp Uil Puglia, mentre le conclusioni sono state affidate a Patrizia Volponi segretaria Fnp Cisl Nazionale. Presente anche il segretario generale FNP Cisl Puglia Vitantonio Taddeo.

«Nel nostro paese – ha detto Volponi – ci sono 3 milioni di persone non autosufficienti, la maggior parte delle quali sono anziane. Si tratta di un’emergenza nazionale di cui nessuno parla. Un peso insostenibile per milioni di famiglie, che se ne fanno carico da sole e che rischiano di finire in povertà. Fino ad ora la risposta delle istituzioni è stata inadeguata, disorganizzata e frammentata nella spesa, nelle risorse, negli interventi, nei servizi e nelle responsabilità tra enti diversi. Servono soluzioni, serve una legge nazionale! Proprio per questo e per evitare che i diritti delle persone non autosufficenti restino sulla carta Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil tornano in piazza il 16 novembre».

Le ragioni della protesta non solo sono confermate, ma ulteriormente rinforzate all’indomani della mini-rivalutazione delle pensioni, contenuta nella legge di bilancio, pari a 50 centesimi lordi in più al mese, che netti diventano 40. Poco più di 6 euro all’anno per 2,5 milioni di pensionati con un reddito mensile tra i 1.500 e 2.000 euro. Praticamente mezzo caffè in più al mese. Una cifra irrisoria che è suonata come una presa in giro. Ma nessun segnale serio da parte del governo è arrivato sulla sanità, sul diritto alla cura, sul problema delle lunghe liste d’attesa che rappresentano un enorme ostacolo per chi soffre di patologie croniche multiple come gli anziani. Una situazione che sta rendendo la cura della propria salute non più un diritto, ma un privilegio per pochi.

Anche in Puglia gli anziani non ricevono risposte sul piano sanitario: «Permangono situazioni di sofferenza – ha rimarcato Forte – con gli anziani che spesso rinunciano a curarsi per i tempi eccessivamente lunghi delle liste di attesa. Non vengono rispettati i limiti massimi per fornire prestazioni come stabilito dagli accordi in sede Ministeriale, non esistono agende specifiche per anziani e malati cronici. A ciò è da aggiungere la progressiva riduzione del servizio di assistenza domiciliare integrata che crea grandi problemi specialmente per i non-autosufficienti e le loro famiglie. Infine, dopo l’approvazione della legge sull’invecchiamento attivo, proposta dai sindacati, non emerge un impegno da parte della Giunta per favorire finanziamento e applicazione. Si tratta di vere e proprie emergenze su cui chiediamo risposte da parte del Governo regionale».

Del superamento della Legge Fornero ha parlato Rocco Matarozzo: «Non è pensabile che si ragioni solo sulla logica dell’usura dei lavori, senza entrare nel merito – ha spiegato – ; è abbastanza chiaro che non sono tutti nella stessa situazione e dunque la discriminante non può essere uguale per tutti. Va in realtà differenziata a seconda del rapporto usurante del lavoro svolto e dell’età. E la cosiddetta quota 100 – che quota 100 non è – ricalca la stessa metodologia della legge Fornero perché si limita ad abbassare l’età pensionabile esclusivamente a quelli che hanno 62 anni di età e 38 di contributi».