Quasi il 10% dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni consuma alcol e i numeri crescono ulteriormente nella fascia 11-25. Sono allarmanti i dati sul consumo di sostanze alcoliche tra i minorenni nella regione Puglia, con percentuali di consumo sempre più alte e età media sempre più bassa, nonostante i divieti imposti dalla legge.

Stando ai dati resi noti dall’ISTAT e dall’Istituto Superiore di Sanità 2025 in merito al biennio 2023-2024, la situazione è preoccupante e interessa soprattutto i più giovani, con una preponderanza della popolazione maschile su quella femminile (malgrado negli ultimi 10 anni il consumo tra le donne sia aumentato dell’80%). Il picco più alto di consumo si ha tra i 18 e i 24, pertanto l’ISS sottolinea come l’alcol, oltre a essere una sostanza cancerogena di gruppo 1, inibisca la corteccia prefrontale che continua a maturare fino ai 25 anni, compromettendo lo sviluppo delle facoltà cognitive dell’individuo. Tra i comportamenti più a rischio anche il binge drinking, cioè la “abbuffata alcolica”, che può portare al consumo di cinque unità alcoliche in un’unica occasione.

A destare attenzione anche un altro dato: un rischio più frequente si registra nei piccoli comuni, segno che lì dove c’è una rete sociale più fragile, minori opportunità e risorse, maggiori sono i pericoli per la salute giovanile. A evidenziare l’importanza di una rete sociale che prevenga queste derive, c’è stato, tra gli altri, Ludovico Abbaticchio, Garante dei Minori Puglia e Presidente Nazionale Sindacato Medici Italiani, che ha lanciato dalla sua pagina Facebook un appello alle istituzioni affinché collaborino e non lascino sole le famiglie, spesso incapaci di gestire un fenomeno, che è solo una parte di un quadro ancor più grande, complesso e emergenziale: quello delle dipendenze e della salute mentale tra i più giovani: «Strategico e necessario avviare progetti di legge da finanziere per rendere efficace e quantomeno utile programmi istituzionali di educazione alla salute nelle scuole utilizzando le competenze professionali che già vivono e lavorano nei territori. […]. Ci vogliono leggi e persone competenti nel Parlamento Italiano, nelle Regioni e nei Comuni che abbiamo in sé il vero senso di responsabilità istituzionale per avviare politiche certe a favore di un mondo giovanile spesso sottovalutato o dimenticato, i genitori ora da soli non ce la possono fare!».

Damiana Civita