Otto anni per scalare di fatto una sola categoria rispetto a quella di partenza, due settimane di desolante silenzio dopo la retrocessione in Serie C. È il fatturato a larga scala e nel recentissimo passato della famiglia De Laurentiis a Bari. L’eco delle promesse fatte da Aurelio De Laurentiis, che ad agosto del 2018 in occasione dell’insediamento della Filmauro nel capoluogo pugliese garantiva di voler portare il club in A il più presto possibile, è talmente lontana da sembrare un sogno di mezza estate. L’attualità racconta di una proprietà divisa tra la scure della multiproprietà, che fissa al 2028 – a meno di clamorose proroghe del termine o di un’ancor più improbabile cessione del Napoli – il termine obbligato del rapporto con Bari, e la rottura totale con il Comune sul capitolo stadio San Nicola. Il sindaco Vito Leccese, che non ha firmato alcuna deroga alla concessione scaduta il 31 maggio, ha invitato la società a rilasciare l’immobile liberando gli spazi, partendo dallo store ufficiale ora chiuso al pubblico. Nella giornata di venerdì è in programma un sopralluogo dei tecnici comunali mentre a tener banco è la nuova concessione dell’impianto di strada Torrebella, terreno sul quale si gioca una partita politica che vede da una parte un’amministrazione determinata a non portare a termine l’iter se non avrò un progetto quinquennale serio fornito dalla Ssc Bari tra le mani e dall’altra una società forte del fatto di essere stata l’unica a partecipare alla gara e certa di avere i requisiti per ottenere l’assegnazione. Il risultato è che alla fine, nonostante un esito impronosticabile a bocce ferme come la discesa nella terza serie del calcio italiano, il calcio giocato a Bari è completamente scomparso dai radar. E l’iter del silenzio segue il canovaccio già seguito nelle annata precedenti da parte della società: prima testa al Napoli, poi al Bari. E poco importa se c’è da commentare una promozione sfiorata, una salvezza all’ultima curva o una retrocessione. I De Laurentiis vanno avanti sulla loro strada, senza accettare osservazioni differenti. Di fronte però ora hanno una piazza e un territorio, mai così compatti in passato, che hanno deciso di andare avanti senza di loro.

Luca Guerra