Sono le ore dello scambio di Pec, dell’attesa di un confronto vis-a-vis tra le parti che sembra imminente e della spaccatura tra il comune di Bari e Luigi De Laurentiis, amministratore unico di quella Ssc Bari che nell’immaginario collettivo dopo la retrocessione in Serie C sta assumendo i contorni di ospite sgradito, anche e soprattutto in considerazione di quella taglia sulla testa della proprietà: lo stop alle multiproprietà nel calcio italiano (salvo deroghe dopo l’elezione del nuovo presidente federale) in agenda nel 2028. Sul tavolo in particolare c’è la disponibilità dello stadio San Nicola, oggetto di un bando con concessione quinquennale al quale ha partecipato solo la Ssc Bari.

Entro la data del 29 maggio occorre infatti il via libera da Palazzo di Città per assicurare l’impianto per il prossimo campionato, anche se a suon di deroghe l’intesa potrebbe maturare anche entro il 16 giugno. “L’eventuale omesso o tardivo deposito della documentazione – ricordano dal club – relativa a un impianto sportivo presso cui disputare le gare casalinghe, entro il termine previsto dal Manuale Licenze Nazionali della FIGC, causerebbe l’esclusione della società dalla competizione e la perdita del titolo sportivo, con ogni discendente responsabilità in capo a chi dovesse determinare tale conseguenza”.

Dal suo canto Leccese ha rinnovato la richiesta di “un piano industriale serio”, di durata quinquennale e ha invitato il presidente biancorosso anche a “valutare soluzioni alternative per non rischiare l’iscrizione al campionato”. De Laurentiis ha risposta confermando la disponibilità a presentare “a stretto giro, il piano industriale e sportivo della prossima stagione”. Ma la sensazione è che il braccio di ferro non sia destinato a esaurirsi in breve tempo.

Luca Guerra