I testimoni potrebbero subire pressioni o avere paura di ritorsioni, in fase processuale, da parte di persone vicine all’imputato. Per questo la Procura di Bari ha richiesto l’incidente probatorio per ascoltare in anticipo due testi, nell’ambito del processo per l’omicidio di Amleto Magellano, 40 anni, ucciso a coltellate, la sera del 17 gennaio scorso, nel quartiere Carrassi.

Per il delitto è stato arrestato e si trova tuttora in carcere il 42enne Maurizio Pastore, accusato di aver sferrato alla vittima i fendenti mortali.

La richiesta è stata avanzata dal Pubblico Ministero Maria Christina De Tommasi, motivandola con la necessità di cristallizzare subito le testimonianze per tutelare i testimoni.

Secondo la Procura del capoluogo, vi sarebbe infatti il rischio concreto che i due possano temere ritorsioni o subire pressioni, circostanza questa che potrebbe aggravarsi con l’avvio del processo davanti alla Corte d’Assise. Inoltre, sempre secondo la Procura, l’incidente probatorio eviterebbe loro il trauma del dibattimento. La richiesta è stata già notificata alle parti e si attende ora la decisione del GIP.

All’imputato sono contestate le aggravanti della premeditazione e della crudeltà che, se confermate, potrebbero portare ad una condanna all’ergastolo.

L’omicidio è avvenuto in strada, tra via Montegrappa e via Baracca. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, sulla base delle testimonianze raccolte e della visione delle immagini di alcune telecamere presenti in zona, il killer ha raggiunto la vittima a piedi, colpendola all’addome e al torace con un’arma da taglio. Fatale, secondo quanto rivelato dall’autopsia, un fendente al cuore.

Movente dell’omicidio, stando al racconto della moglie di Magellano, il rifiuto da parte dell’uomo di corrispondere a Pastore una somma di denaro, che sarebbe servita per la ristrutturazione di un appartamento.

La donna avrebbe anche rivelato agli inquirenti che, diversi mesi prima del delitto, il 42enne aveva già aggredito il marito armato di martello.