Nessuna associazione a delinquere, una sola condanna. Si conclude con una raffica di assoluzioni e prescrizioni il processo ribattezzato “Le mani sulla città”, relativo a terremoto giudiziario che, nel 2011, scosse la città di Molfetta per dei presunti episodi di corruzione e abusi in ambito edilizio. L’operazione, condotta all’epoca dei fatti dal Corpo Forestale dello Stato, portò all’arresto di 9 persone, tra cui l’ingegnere Rocco Altomare, capo del settore Tecnico del Comune, il fratello Donato, alcuni professionisti dello studio tecnico A&D srl ed un noto imprenditore edile molfettese, Mauro Spadavecchia. 51 invece le persone indagate.

Gli arrestati vennero accusati di aver messo in piedi una sorta di comitato d’affari per la gestione dell’edilizia a Molfetta. I reati formulati, nell’ambito dell’inchiesta guidata dal sostituto procuratore Antonio Savasta, furono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, oltre che reati contro l’ambiente consistenti in lottizzazioni abusive nel territorio comunale, con gravi rischi idrogeologici. A distanza di 10 anni, il Tribunale di Trani ha emesso la sua sentenza smantellando praticamente l’intero impianto accusatorio. Cade per tutti il reato di associazione a delinquere “perché il fatto non sussiste”. Stessa cosa per la presunta concussione in merito alla vicenda dell’ex Hotel Tritone, oggetto di riconversione ad uso abitativo.

Tutti gli altri capi d’imputazione, riguardanti presunti abusi per cisterne d’acqua fuori terra, immobili costruiti in prossimità di Lama Martina ed altri presunti abusi edilizi) sono stati dichiarati prescritti. Una sola la condanna: quella nei confronti dell’ingegnere Rocco Altomare, relativamente al reato di falso in atto pubblico in relazione al cosiddetto piano dell’agro. 1 anno e 6 mesi con pena sospesa, oltre al risarcimento del danno nei confronti del Comune di Molfetta, costituitosi parte civile. Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 90 giorni.