Home Cronaca Giovani rampolli del clan Parisi-Palermiti finiti in carcere: in 6 fanno scena...

Giovani rampolli del clan Parisi-Palermiti finiti in carcere: in 6 fanno scena muta davanti al GIP

Le azioni violente sarebbero state compiute al solo scopo di ostentare il potere mafioso del gruppo criminale

Hanno fatto scena muta davanti alla GIP del Tribunale di Bari, Valeria Valenzi, sei dei sette ragazzi arrestati lo scorso 4 novembre, ritenuti responsabili di tre diverse azioni criminali compiute – secondo la Procura – per manifestare la forza intimidatrice del clan Parisi-Palermiti, a cui i giovani sarebbero affiliati.

Il primo episodio risale al 9 settembre 2024, quando due degli indagati puntarono una pistola contro alcuni clienti seduti ai tavolini del bar di una stazione di servizio, provocando il panico e la fuga dei presenti.

A novembre dello stesso anno, sempre alcuni giovani rampolli del clan provarono ad accedere senza biglietto al Palaflorio, mentre era in corso il concerto di Gigi D’Alessio, minacciando ed aggredendo polizia e carabinieri, e sfidandoli a tirare fuori le pistole.

L’ultimo episodio contestato risale al primo gennaio del 2025, quando un uomo venne ferito da una raffica di proiettili esplosi in un’abitazione, dove si erano radunati alcuni componenti del gruppo.

I sette sono finiti in carcere, al termine di un’operazione della Squadra Mobile, con le accuse di detenzione e porto illegale di armi, minacce, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, con l’aggravante del metodo mafioso.

Tra loro, solo Eugenio Palermiti ha risposto alle domande della GIP, nel corso dell’interrogatorio di garanzia: il ragazzo ha ammesso che, in occasione del concerto al Palaflorio, ci sia stato uno scontro con le forze dell’ordine, precisando però che non sarebbero state rivolte minacce. Il giovane, nipote dell’omonimo boss di Japigia, ha anche affermato di aver compreso la gravità di quanto fatto in passato e di essere una persona più matura, dopo aver trascorso due anni in carcere.

Bocche cucite invece da parte degli altri arrestati, che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Le prime due azioni violente del gruppo – in base a quanto emerso nel corso dell’indagine – sarebbero state compiute al solo scopo di ostentare il potere mafioso del gruppo criminale, in quartieri ritenuti roccaforti di clan rivali.

Exit mobile version