Natalità al ribasso, calo dei residenti, aumento della popolazione anziana e pensioni sotto la media nazionale: è questo il profilo demografico ed economico della Regione Puglia emerso dal Rendiconto Sociale regionale INPS 2025.
Il dossier, presentato nei giorni scorsi alla Fiera del Levante a Bari, non lascia spazio a equivoci: nel 2025 la popolazione pugliese è diminuita rispetto al 2024 di ben 13mila cittadini. E, nel mentre, gli over 65 hanno raggiunto quasi il 25% del totale regionale. Dunque, 1 pugliese su 4 è ultrasessantenne, ben oltre la media nazionale. Eppure le pensioni sono tra le più basse del Paese, con una marcata differenza di genere. Se si considera il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti l’importo medio mensile delle pensioni vigenti è di circa 840 euro per le donne e 1.500 euro per gli uomini, con una differenza di oltre 700 euro, contro una media nazionale di oltre 1.000 euro per le pensionate e e 2.000 euro per i pensionati. Nelle pensioni di vecchiaia, invece, l’importo medio femminile non supera i 757 euro mensili, mentre quello maschile si ferma a 966 euro.
Come denunciato dalla UIL Pensionati Puglia, questo quadro non delinea solo una situazione previdenziale particolarmente critica, ma una situazione sociale allarmante. Un’ emergenza che riguarda non solo il rischio di esclusione economica, ma anche sanitaria, come spiega Tiziana Carella, segretaria generale UIL Pensionati Puglia. Di fatto la regione è tra le ultime per tempi di visite specialistiche ed esami diagnostici. E molti, ove possibile, si rivolgono a privati, altrimenti rinunciano alle cure. Senza considerare la difficoltà psicologica ed economica di famiglie e caregiver che quotidianamente portano il peso dell’assistenza e della mancata autosufficienza dei propri cari.
Una situazione che richiede un intervento imminente e sistemico dell’intero sistema socio-economico perché, sottolinea Carella, “Il divario pensionistico non nasce al momento del pensionamento ma è la conseguenza di salari più bassi, precarietà, part-time involontario, carriere discontinue e lavori non riconosciuti”.
Damiana Civita
