Due donne sono finite agli arresti domiciliari a Bari, poiché sono ritenute responsabili, a vario titolo e in concorso con altre donne, di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento e furto aggravato. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo pugliese che ha accolto parzialmente la richiesta formulata dalla Procura della Repubblica. Si tratta dell’epilogo di un’indagine condotta dalla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri e dei militari della Compagnia di Bari San Paolo, inserita nel più ampio quadro di contrasto al fenomeno delle occupazioni abusive degli immobili di edilizia residenziale pubblica (Erp) nel territorio barese. La prima tappa risale al 27 gennaio scorso quando vennero eseguiti diversi decreti di sequestro preventivo d’urgenza di alloggi occupati abusivamente nel quartiere San Pio (ex Enziteto). Tra questi figuravano due immobili occupati senza titolo da personaggi legati al clan Strisciuglio.

A giugno poi, il giorno 12, le case sono state dissequestrate e restituite al Comune di Bari per la legittima riassegnazione agli aventi diritto in graduatoria. Gli immobili sono stati consegnati a nuclei familiari di origine straniera. Ma quando i nuovi assegnatari erano in procinto di insediarsi, si sono registrate manifestazioni di protesta reiterate e veementi da parte di un gruppo di donne residenti nel quartiere, capeggiato dalle due arrestate. In particolare, queste ultime avrebbero intimidito e minacciato i nuovi assegnatari per dissuaderli dall’occupare l’alloggio. Inoltre avrebbero anche avanzato pretese economiche ingiustificate relative a presunti lavori di ristrutturazione eseguiti durante il periodo di occupazione abusiva, minacciando, in caso di mancato pagamento, la distruzione e la rimozione dell’immobile e delle relative pertinenze.

A distanza di soli quattro giorni dalla consegna delle chiavi, il 17 giugno 2026, i carabinieri sono intervenuti nell’alloggio di via della Fratellanza accertando una vera e propria azione vandalica di matrice ritorsiva: ignoti, entrati abusivamente all’interno, avevano devastato la struttura demolendo tramezzi e muri divisori, danneggiando gli impianti elettrici e asportando infissi, sanitari e minuteria. E’ così scattata la richiesta di misure cautelari da parte della Procura della Repubblica che ha portato ai provvedimenti di oggi.