I 349 milioni di euro di buco finanziario nella Sanità Pugliese continuano, come un domino, a ricadere su personale sanitario e cittadini: questa volta, l’ipotesi di stop è per le 2000 assunzioni di infermieri e OSS, previste dopo i maxi concorsi regionali attualmente in corso su Bari e Foggia. I sindacati sono stati avvisati della scelta regionale di congelare le assunzioni poco prima delle vacanze estive.

Il motivo sarebbe duplice: da una parte, far ricadere l’impatto economico che le assunzioni comporterebbero sul bilancio del prossimo anno; dall’altra, rivalutare le reali necessità di tutte le ASL, per accertarsi che l’intera disposizione di personale territoriale, inizialmente ipotizzata dalla giunta Emiliano nel 2025, corrisponda a un bisogno effettivo. E, soprattutto, verificare nuovamente in che modo queste risorse vadano suddivise. La notizia però ha subito scatenato inevitabili polemiche. In particolare sull’elemento della distribuzione territoriale del personale sanitario tra province. Diversi gli interventi che parlano di squilibrio. Per esempio, mentre per la Asl di Bari erano previsti solo 90 infermieri e 100 OSS, per Foggia 291 infermieri e 316 OSS, nonostante sia molto più piccola, non a caso è la terza provincia per popolazione e la quarta per numero di ospedali.

Ma il buco finanziario della Sanità pugliese non ha naturalmente solo questa come conseguenza. Già a maggio la Regione ha stabilito un incremento delle addizionali Irpef per ricavare circa 241 milioni di euro. A dimostrazione che le conseguenze che questo disavanzo porta con sé si ripercuotono in primis sulla pelle e sulle tasche dei cittadini, oltre che sulla qualità dei servizi. E il 2026 non sembrerebbe essere da meno: le misure di emergenza disposte dal Presidente Decaro per arginare le perdite richiederanno alcuni anni, quindi anche per il 2026 è ipotizzabile un buco enorme, che già a giugno si stimava intorno ai 160 milioni.

Se è vero che queste disposizioni sono necessarie per evitare un blocco delle attività, è vero anche che queste scelte sono destinate a ricadere sull’operato delle strutture sanitarie e sulla salute del personale medico. Diversi sindacati infatti, come CGIL e FIALS, stanno esprimendo rabbia per la scelta di congelare le assunzioni: gli ospedali sono affaticati e i pazienti pagheranno tutto questo sulla loro pelle.

Damiana Civita