Nelle classi pugliesi ci saranno 11.709 banchi vuoti in più rispetto all’anno scolastico appena concluso. Più di mille studenti li perderà la provincia BAT, circa 4mila il Barese, poco più di 2mila il Leccese e il Tarantino. Piange anche la provincia di Foggia, dove saranno 1.589 gli alunni in meno. Infine il Brindisino: saranno 755 gli studenti che nel prossimo anno scolastico mancheranno all’appello. Si può parlare a tutti gli effetti di “desertificazione scolastica”: nel 2026/27 saranno meno di mezzo milione le sedie occupate dai ragazzi nelle scuole pugliesi.

Diverse le possibili ragioni di questo preoccupante fenomeno, che oltrepassa i confini scolastici e impone una riflessione più ampia sui temi della natalità, del lavoro, dell’emigrazione. Emblematico di tali problematiche, solo per fare un esempio, il caso di Andria emerso di recente attraverso la pubblicazione del “Profilo della Salute”: vent’anni fa le nascite erano il doppio di quelle odierne; oggi le persone decedute superano quelle nate. Sempre nel capoluogo della BAT le persone che scelgono di lasciare la Puglia per cercare altrove un lavoro stabile ed un salario dignitoso sono maggiori di quelle che decidono di arrivare da ormai 12 anni. E adesso a questi numeri che fotografano una condizione diffusa nell’intera regione si aggiungono quelli sulla desertificazione scolastica, che colpiscono in maniera capillare tutti gli ordini e gradi di istruzione.

Le famiglie che vanno via, i bambini che non nascono, gli alunni che si perdono sono tutti campanelli d’allarme che continuano a suonare, ma che nessuno sembra cogliere davvero nel tentativo di invertire rotta e numeri. Servirebbe invece un serio dialogo tra il Governo Centrale, quello Regionale e le Amministrazioni locali. Che è quanto sostiene Gianni Verga, segretario generale della UIL Scuola Puglia, in seguito alle comunicazioni sulle iscrizioni scolastiche per l’anno 2026/27: «Numeri che sono un campanello d’allarme che continua a essere sottovalutato dalla politica regionale e dall’assessorato competente – sostiene -. Servono interventi straordinari, altrimenti assisteremo alla svuotamento delle nostre comunità».

Nicola di Chio