La riapertura, dopo 68 anni, del portone centrale del Palazzo Ateneo su piazza Cesare Battisti come simbolo di un’Università capace di costruire relazioni, aprirsi alla città e abbattere le barriere, materiali e culturali: è partita da questa immagine la riflessione del sindaco di Bari, Vito Leccese, intervenuto questa mattina alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
Riprendendo il tema scelto dall’Ateneo per le iniziative di ottobre, “UniBa abbraccia la città”, Leccese ha sottolineato il valore simbolico della riapertura dei tre portoni su piazza Cesare Battisti, chiusi dal 1958, in particolare di quello centrale, destinato a tornare accessibile grazie ai lavori di restauro. «Una porta stabilisce una relazione; segna un limite, ma dichiara al tempo stesso che quel limite può essere varcato -, ha affermato, evidenziando come l’Università, prima ancora di essere un insieme di dipartimenti, aule e laboratori, abbia il compito di – spalancare passaggi nella conoscenza, ma soprattutto nelle vite delle persone».
La riapertura del portone, ha spiegato il sindaco, può diventare l’occasione per ripensare piazza Cesare Battisti come uno spazio di incontro e dialogo tra studenti, docenti, cittadini e famiglie, mettendo in relazione il Palazzo Ateneo con gli altri edifici universitari che si affacciano sulla piazza. Un luogo capace di rafforzare il legame tra l’Università e il tessuto urbano e di contribuire alla qualità della vita e alla sicurezza grazie alla presenza delle persone e alla cura condivisa degli spazi pubblici.
«Vogliamo una città universitaria vera, capace di accogliere e non di respingere», ha dichiarato ancora Leccese, richiamando la necessità di tutelare il diritto allo studio di fronte all’aumento dei costi abitativi: «Non possiamo permettere che la scelta di studiare qui diventi un privilegio per pochi».
Nel suo intervento il sindaco ha poi evidenziato il ruolo dell’Università come presidio civile in un tempo segnato dalla tentazione di innalzare nuovi confini tra chi è considerato parte di una comunità e chi rischia, invece, di esserne escluso. In questo contesto, ha sottolineato il valore della presenza degli studenti internazionali, portatori di culture, esperienze e punti di vista capaci di arricchire l’intera comunità accademica.
«La conoscenza non porta passaporti e una grande istituzione ascolta le idee per il loro valore, non per la loro provenienza», ha detto Leccese, citando anche la recente scelta dell’Ateneo di modificare il regolamento sulla carriera alias, eliminando l’obbligo delle certificazioni medico-psicologiche e il riferimento al dead name sui tesserini. Un cambiamento che il sindaco di Bari interpreta come un ulteriore segnale di apertura e inclusione.
Un passaggio dell’intervento è stato dedicato anche all’intelligenza artificiale, rispetto alla quale il sindaco ha condiviso la scelta strategica di Uniba di investire nell’innovazione, ricordando tuttavia che la tecnologia deve restare al servizio delle persone e della società: «Abbiamo bisogno di persone che sappiano usare gli strumenti, non di strumenti che usino le persone», ha detto ancora, sottolineando come nessuna tecnologia potrà sostituire il giudizio critico, il dubbio e la responsabilità etica e politica delle decisioni. È proprio nella capacità di interrogare la realtà, ascoltare le ragioni degli altri e rivedere le proprie convinzioni che, secondo Leccese, risiede una delle funzioni fondamentali dell’Università, autentico baluardo della formazione democratica.
In conclusione, il sindaco si è rivolto direttamente alle studentesse e agli studenti, invitandoli a preservare la propria curiosità e la capacità di porre domande, senza abituarsi alle barriere che incontrano nel proprio percorso: «Tra poco il portone di piazza Cesare Battisti riaprirà, dopo sessantotto anni. A noi il compito di tenerlo aperto, a voi quello di attraversarlo».
