Il reato di scambio elettorale è prescritto. È stata così archiviata la posizione dell’ex assessora regionale ai Trasporti Anita Maurodinoia, e di circa altri 40 indagati, nell’ambito dell’inchiesta “Codice interno” della Dda di Bari che nel 2024 svelò i rapporti tra mafia, politica e imprenditoria nel capoluogo. A disporre l’archiviazione, richiesta dai pm Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino, è stato il gip Alfredo Ferraro, il quale ha ritenuto il reato di scambio elettorale politico-mafioso estinto per prescrizione. Maurodinoia, mai sottoposta a misura cautelare, era indagata nella maxi inchiesta esplosa a febbraio 2024, quando vennero arrestate 130 persone (di cui 103 condanne in abbreviato). Tra loro anche Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale condannato a 9 anni di reclusione. Maurodinoia, soprannominata “lady preferenze” per i voti ottenuti alle Regionali del 2020, era finita nell’inchiesta per alcune presunte frequentazioni tra lei, il marito Sandro Cataldo, fondatore di “Sud al centro”, Tommaso e Battista Lovreglio, rispettivamente nipote e cognato del boss del quartiere Japigia di Bari, Savino Parisi.
L’ex assessora ai Trasporti della Regione Puglia resta però imputata per un’altra vicenda di presunti voti comprati proprio alle Regionali del 2020. Con lei anche il marito Sandro Cataldo arrestato nell’aprile 2024. L’udienza preliminare si terrà il 22 settembre. Per l’accusa quest’ultimo sarebbe stato il capo di due presunte associazioni a delinquere che, tra 2020 e 2021, avrebbero inquinato le elezioni comunali di Grumo Appula e Triggiano e le regionali. Anita Maurodinoia non venne arrestata, ma si dimise dal suo ruolo nella giunta regionale.




























