Sette vite spezzate mentre cercavano una nuova possibilità di vita lontano dal proprio Paese. Si sono svolti stamattina, a Palese, i funerali delle sette salme che, lo scorso 20 agosto, erano state sbarcate al Porto di Bari. I corpi erano stati recuperati dalla nave Life Support di Emergency dopo il naufragio di un barchino, avvenuto il 17 agosto nella zona SAR libica, su cui erano presenti più di 50 migranti, per lo più somali ed egiziani. Avevano scosso l’opinione pubblica le immagini dei corpi che venivano trasportati fuori dalla nave dopo giorni di navigazione per approdare poi nel porto barese. Ad accoglierli il capoluogo pugliese: dopo le indagini della medicina legale del Policlinico per chiarire le cause del decesso e identificare i corpi, il Comune di Bari aveva promesso si sarebbe occupato della sepoltura delle sette vittime nel rispetto della loro cultura. E così è stato: stamattina, alle ore 10, presso la necropoli di Palese, sono stati sepolti i corpi dei migranti morti in mare secondo rito islamico, seguiti da un momento di preghiera.

Presenti alle esequie, oltre alle istituzioni locali, i rappresentanti del Consolato della Somalia e della comunità somala in Italia, nonché una rappresentanza della CIDI, la Comunità Islamica in Italia che si è detta infinitamente riconoscente verso la città di Bari per l’accoglienza e la degna sepoltura data ai propri connazionali, nel rispetto della loro fede e, soprattutto, in nome di un Principio di Umanità, come ribadito anche dalla Presidente del Comitato barese della Croce rossa italiana.

Nell’operazione di salvataggio di Emergency, oltre ai sette decessi, anche altri due migranti che erano stati evacuati d’urgenza per gravi sintomi di soffocamento. 50, invece, le persone sbarcate al Porto di Bari sane e salve, di cui una trentina minori non accompagnati.

L’ennesima tragedia consumatasi nelle acque Mediterraneo che ha trovato nel territorio pugliese umanità, accoglienza e solidarietà.

Damiana Civita