Massimiliano Snidar resta in carcere. Questa la decisione del Tribunale del Riesame di Bari per il 55enne arrestato assieme ad altri 20 soggetti lo scorso 13 luglio, quando la Guardia di Finanza ha smantellato un’organizzazione criminale che coinvolgeva 8 clan mafiosi ed un giro d’affari di oltre 90milioni di euro. Secondo quanto ricostruito, Snidar, assieme ai fratelli Alessandro e Antonio, era la mente dietro il racket della compra-vendita di ticket vincenti nelle sale slot pugliesi.

Nell’inchiesta sono indagate 116 persone in totale e oltre a Massimiliano Snidar in carcere ci sono Adolfo Antonicelli, Alessandro De Biasi e il commercialista Sergio Petrosino, Antonio Monno, Roberto Boccasile e Antonio Ripoli. La lista delle accuse è lunga, con un totale di 158 capi d’imputazione. Tra questi, associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e riciclaggio di denaro attraverso il sistema del gioco e delle scommesse. In almeno 13 sale gioco pugliesi il metodo messo in piedi da Snidar era chiaro: intestazione fittizia delle vincite a persone compiacenti, anziché ai reali vincitori, spesso soggetti vicini alla criminalità organizzata. In tal modo gli esponenti dei clan potevano poi utilizzare i ticket vincenti per giustificare i patrimoni accumulati con gli affari illeciti.

E Snidar, che fino a pochi giorni prima l’arresto ha continuato ad impartire ordini al figlio e ai suoi affiliati, non tornerà in libertà: troppo alto il rischio che l’apparato criminale possa riprendere a funzionare.

Nicola di Chio