Sono migliaia gli ettari di macchia mediterranea andati distrutti tra le fiamme che hanno devastato nelle ultime 72 ore il Parco dell’Alta Murgia pugliese, tra i territori di Poggiorsini, Gravina e Ruvo di Puglia. Le immagini, riprese da un aereo in volo e poi dal cuore dell’incendio, parlano da sole: un inferno di fuoco che ha divorato la vegetazione, lasciando dietro di sè solo cenere.

Negli ultimi tre giorni hanno lavorato incessantemente uomini e mezzi in un dispiegamento di forze impressionante, nel tentativo di arginare le fiamme divampate da più punti, molto probabilmente per mano dell’uomo. Sul campo sono state impegnate le squadre dei comandi provinciali di Bari e BAT, supportate dai colleghi arrivati da tutta la regione e dalla colonna mobile antincendio boschivo del Molise, in ausilio a quella pugliese. E ancora Canadair, elicotteri, Protezione Civile, ARIF. Centinaia di uomini che per ore hanno letteralmente combattuto tra le fiamme, nel tentativo di arginare gli icnendi. Ora, dopo ormai tre giorni di emergenza, l’inferno di fuoco e fiamme sembra essere sotto controllo, come segnalato dallo stesso Parco Nazionale dell’Alta Murgia sui propri canali ufficiali. E il commissario staordinario Nicola Loizzo ha fatto sapere che nei prossimi giorni incontrerà gli allevatori del territorio per capire come intervenire per mitigare gli effetti negativi sulla loro attività.

Se la Murgia ha pagato il conto più pesante in termini di danni, la Puglia ha continuato a bruciare da nord a sud. Dai roghi divampati nel Tarantino, a Ginosa, fino a quelli scoppiati a Vico del Gargano, nel Foggiano. Un’emergenza che mette a rischio l’incolumità dei cittadini e distrugge uno dei beni naturali più preziosi della regione, il verde mediterraneo. L’arrivo dei Fire Boss nel pomeriggio di ieri al “Gino Lisa” di Foggia, mezzi con una capacità di oltre 3mila litri di acqua sono una risposta, ma forse ancora non sufficiente per un dramma che continua a tormentare tutta la Puglia.

Nicola di Chio