Non solo l’atavico problema del sovraffollamento, ma in questo periodo anche il caldo estremo. Le condizioni di vita dei detenuti e di lavoro della polizia penitenziaria nelle carceri italiane e pugliesi diventa sempre più difficile. A lanciare l’allarme è SAPPE, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che descrive la situazione come una vera e propria “tortura” per detenuti e agenti e chiede un intervento immediato del Governo.
In più occasioni, racconta Federico Pilagatti, segretario del SAPPE, sono stati soccorsi poliziotti e detenuti caduti come birilli proprio a causa di colpi di calore, non solo durante le ore più calde, ma anche nelle ore notturne. La spiegazione sarebbe da ricercare nel fatto che il cemento, con cui sono costruite la quasi totalità delle carceri italiane, accumula il calore durante il giorno e lo rilascia lentamente la sera e la notte impedendo il raffreddamento delle celle e dei reparti trasformati in veri e propri “forni”, con punte fino a 15 gradi in più. Così quando sorge il sole il giorno dopo, il cemento non ha ancora finito di rilasciare il calore del giorno prima, e il ciclo ricomincia da un livello termico ancora più alto.
Questo fenomeno impedisce il riposo notturno e mantiene stanze di pochi metri quadrati superaffollate di detenuti, a temperature costantemente critiche surriscaldando l’ambiente interno e rendendo le celle ed i reparti in cui opera la polizia penitenziaria invivibili. Il SAPPE ricorda che all’interno delle carceri pugliesi e nazionali ci sono migliaia e migliaia di detenuti fragili affetti da patologie croniche e psichiatriche che con il caldo infernale vedono acuire i loro malori con sofferenze atroci, oltre la tortura, che meriterebbero l’intervento della magistratura. Intanto il sovraffollamento nazionale continua a crescere (135%), con la Puglia maglia nera (175%), con prigioni che superano il 220%(Taranto e Foggia peraltro le province più calde della regione). Il SAPPE si augura che si corra ai ripari presto, altrimenti potrebbe essere la magistratura che potrebbe supplire ancora una volta all’assenza di chi governa; e ricorda l’intervento del GIP di Firenze che nei giorni scorsi è intervenuto mettendo sotto sequestro ben 7 sezioni detentive del penitenziario di Firenze-Sollicciano e costringendo il DAP a chiuderle con urgenza poiché fatiscenti. Il SAPPE ritiene che chi sbaglia debba pagare scontando tutta la pena, ma solo uno stato non democratico, conclude Pilagatti, può permettere quello che avviene in Italia a chi vive (i detenuti) e chi ci lavora(Poliziotti) nelle nostre carceri.


























