Tredici anni dopo l’omicidio, la ASL di Bari risarcirà i familiari di Paola Labriola, la psichiatra uccisa con 58 coltellate da un paziente, il 4 settembre 2013, in un centro di salute mentale di via Tenente Casale, nel quartiere Libertà.

Un milione e 800mila euro: tanto verrà riconosciuto ai parenti della vittima, grazie ad un atto di transazione tra questi ultimi e l’azienda sanitaria del capoluogo, chiamata in causa in quanto riconosciuta responsabile civile nel processo e condannata al risarcimento del danno.

Per il delitto sta scontando una pena di 30 anni di reclusione Vincenzo Poliseno, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi.

Una condanna era arrivata anche per l’ex direttore generale della ASL di Bari, Domenico Colasanto (deceduto nel settembre 2025 in un incidente stradale): 3 anni e mezzo per omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Nel corso dell’inchiesta, vennero portate alla luce le carenze strutturali e in materia di sicurezza del centro di salute mentale, problematiche di cui – in base a quanto emerso –  l’ex dg della ASL barese era a conoscenza.

Dopo la sentenza, la famiglia di Paola Labriola, riconosciuta “vittima del dovere”, aveva avviato un’interlocuzione con l’azienda sanitaria per ottenere il risarcimento che era stato riconosciuto dai giudici. Colasanto e la ASL erano stati condannati a risarcire il marito della psichiatra, i tre figli, la madre, la sorella e l’ex marito.

L’intesa raggiunta adesso con i familiari, chiude definitivamente ogni contenzioso tra le parti e prevede la rinuncia a ulteriori pretese.