È ufficiale l’accordo tra Puglia e Università di Bari per la gestione, il controllo e la rimozione dei nidi di parrocchetto monaco sull’intero territorio regionale. Le uova dovranno essere distrutte, i piccoli ancora incapaci di volare saranno sottoposti ad eutanasia da personale specializzato e, dal 20 maggio 2026, si partirà con la formazione per cacciatori abilitati.

Il parrocchetto monaco o pappagallo verde non è una specie autoctona, ma è estremamente adattabile ad ogni clima e particolarmente propenso a riprodursi in modo incontrollato: sono ormai migliaia i volatili di questa specie presenti in Puglia. Oltre ad essere un fattore che altera l’equilibrio dell’ecosistema pugliese, il parrocchetto devasta le campagne e distrugge mandorleti, frutteti oltre che attrezzature agricole come i sistemi di irrigazione che utilizzano per abbeverarsi. Negli ultimi anni si sono susseguite le denunce e le segnalazioni delle associazioni di categoria: da Coldiretti a Confagricoltura, passando per CIA Agricoltori. E l’invasione di pappagalli non si limita alle zone di campagna, ma ha interessato anche le zone urbane, con emergenze riconosciute nelle città dal nord al sud della Puglia: Bitonto, Molfetta, Ruvo, Terlizzi, Bisceglie, Andria, sono solo alcuni dei paesi più colpiti e dove la presenza invasiva del parrocchetto, tra i tanti disagi, sta portando alla scomparsa di molti altri animali autoctoni.

Adesso, con l’approvazione dell’accordo Puglia-Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università di Bari, arriva una prima risposta ad un’emergenza non più procrastinabile.

Nicola di Chio