Scacco matto ai clan Strisciuglio e Capriati di Bari prima della festa di San Nicola, in programma nel capoluogo pugliese dal 7 al 9 maggio. Un blitz coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia, con un’azione congiunta della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, ha portato a 11 arresti e 3 fermi di esponenti dei due clan, nell’ambito delle indagini sugli omicidi di Lello Capriati, nipote del boss di Bari vecchia, assassinato il primo aprile 2024 in un agguato a Torre a Mare e di Filippo Scavo, il 43enne ucciso a colpi di arma da fuoco lo scorso 19 aprile nella discoteca Divine Club di Bisceglie. L’ipotesi della Dda è che l’omicidio di Filippo Scavo possa essere una risposta a quello di Lello Capriati, il cui esecutore materiale è ritenuto Luca Marinelli, 47 anni e numero 3 del clan Strisciuglio, fratello di sangue di Carlo Alberto Baresi e affiliato a Gino Strisciuglio detto “La Luna”. In carcere anche Domenico Strisciuglio, 27 anni, figlio di Gino, Sabino Capriati, 25 anni, e Christian Capriati, 21 anni, Angelo Vincenzo Caruso, 26 anni, Ivan Caruso, 23 anni, Nicola Cassano, 23 anni, Nicola Cassano, 28 anni, Alessandro Esposito, 28 anni, Onofrio Lorusso, 30 anni, Nunzio Losacco, 31 anni, Francesco Menolascina, 24 anni, Luciano Perinetti, 21 anni, Patrizio Perrone, 66 anni, Massimiliano Soloperto, 51 anni. Rispondono, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti e al possesso di armi. Tra gli indagati risulta lo stesso Filippo Scavo, ucciso a Bisceglie. All’epoca dei fatti Raffaele Capriati era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, che in qualche modo il Capriati aveva cercato di salvaguardare. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Bari ha fatto emergere come la morte di Raffaele Capriati rappresentasse il culmine tragico di una serie di eventi verificatisi nei mesi precedenti che avevano visto diversi appartenenti ai due clan mafiosi sopra citati, spesso giovanissimi, fronteggiarsi all’interno di locali notturni, anche con l’esibizione di armi: un fenomeno grave e purtroppo diffuso, più volte segnalato dalla DDA. L’ordinanza di custodia cautelare riguarda anche un fatto di sangue avvenuto in piazza a Carbonara. È emersa una significativa capacità di controllo delle organizzazioni mafiose all’interno del carcere di Bari, documentata altresì dalla sistematica introduzione, tramite droni, di telefoni cellulari all’interno delle celle detentive in cui alcuni degli odierni arrestati erano reclusi, consentendo loro di continuare ad avere rapporti con l’esterno e impartire disposizioni. Fermo di indiziato di delitto firmato dai pm Bruna Manganelli e Marco D’Agostino a carico di tre persone invece per l’episodio della discoteca Divina di Bisceglie in cui è stato ucciso a colpi di pistola il pregiudicato Filippo Scavo, 42 anni, spacciatore del clan Strisciuglio: tra i presunti responsabili c’è Dylan Capriati, 22 anni, nipote di Lello, e altri due giovani, Nicola Morelli, 21 anni oggi, e Aldo Lagioia, 22 anni, di Corato. Ai tre è stato notificato anche un avviso di conferimento dell’incarico per l’autopsia sul corpo di Filippo Scavo, che sarà effettuata dal professor Francesco Introna. Contestati, a vario titolo, i reati di omicidio volontario in concorso e porto illegale di armi da fuoco in luogo aperto al pubblico, aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il sodalizio criminale di appartenenza. L’attività investigativa ha consentito di ricostruire l’intera progressione dell’agguato (dalla presenza della vittima all’interno del locale, all’individuazione dei soggetti ritenuti coinvolti; dal primo tentativo di aggressione armata all’esterno, all’irruzione nel locale; dall’esplosione dei colpi alla precipitosa fuga degli autori) e, allo stesso tempo, di collocare il tragico evento delittuoso quale ulteriore sviluppo del percorso di contrapposizione armata tra i clan Capriati e Strisciuglio, finalizzato all’occupazione violenta del territorio e al controllo del traffico di stupefacenti.