58 morti sul lavoro, 20.210 gli infortuni in Puglia nel 2025. Numeri dramattici, in aumento rispetto al 2024, quando i decessi furono 44. E così la regione pugliese è quarta in Italia per incremento di eventi mortali durante lo svolgimento della propria professione. È quanto emerge dal report Inail in riferimento al periodo gennaio-dicembre 2025. I primi dati del 2026, poi, non sembrano indicare alcun miglioramento: già oltre 4mila le denunce di infortunio, 6 le morti.
Oggi, primo maggio, si celebra la festa dei lavoratori, ma c’è davvero poco da festeggiare. Lo testimoniano i più recenti fatti di cronaca: il 21 marzo perdeva la vita a Modugno il 29enne andriese Enrico Matera, cadendo da un’altezza di 6 metri mentre era a lavoro sul tetto di un capannone industriale; pochi giorni prima, il 2 marzo, precipitava da 18 metri Loris Costantino, 36 anni: era impegnato nelle operazioni di pulizia presso lo stabilimento Ilva a Taranto. Luigi De Vanna, 72enne, è stato travolto da un camion a Ruvo di Puglia mentre cominciava la sua normale giornata lavorativa. E la lista potrebbe andare avanti.
“Non è fatalità”, “tragedia annunciata”, sono le formule che si rincorrono dopo ogni morte, ma agli appelli delle differenti associazioni non corrispondono azioni concrete che modifichino questo trend. Ciò che resta sono i freddi, tristi, numeri: nel 2025, 58 vite spezzate. La sicurezza non può più essere considerata un costo per poter tornare a vivere il primo maggio come un giorno di festa per i lavoratori.
Nicola di Chio


























