C’è un clamoroso colpo di scena nel processo nato dalla maxi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari denominata “Porta Robustina”, relativa alle attività criminali del clan Cipriano di Bitonto.

La Corte di Cassazione ha infatti annullato, con rinvio, la condanna per 15 persone, limitatamente al riconoscimento dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Sarà dunque necessario celebrare un nuovo processo di Appello per valutare l’effettiva esistenza della stessa aggravante.

Gli imputatati rispondono, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio, porto e detenzione di armi, resistenza a pubblico ufficiale e violazione della sorveglianza speciale.

L’inchiesta, avviata dopo gli omicidi di Anna Rosa Tarantino (l’anziana uccisa per errore durante un conflitto a fuoco tra i clan) e dell’albanese Edvin Sadiku, entrambi risalenti al 2017, aveva portato nel luglio 2022 all’arresto di 25 persone. Presunti membri, a vario titolo, di un’associazione criminale riconducibile al clan Cipriano, specializzata nello spaccio di sostanze stupefacenti a Bitonto e in alcuni comuni dell’hinterland barese.

Con la decisione della Cassazione, resta confermata l’esistenza di una struttura gruppo malavitoso, ma viene meno il riconoscimento dell’aggravante mafiosa per i 15 imputati, con conseguente e probabile ricalcolo al ribasso delle condanne, che nei precedenti gradi di giudizio oscillavano tra i 6 e i 21 anni di reclusione.