E’ stata riaperta alle 12 di oggi l’autostrada A14 nel tratto compreso tra Poggio Imperiale e Vasto Sud chiuso dal 7 aprile scorso a causa della frana di Petacciato. La strada statale 16 Adriatica, invece, rimarrà chiusa a causa del ponte crollato a Trigno. Per ricostruirlo secondo le valutazioni della Protezione Civile ci vorranno non meno di sei o sette mesi. Ripartirà da domani, invece, in modo graduale anche la circolazione ferroviaria sulla linea Adriatica nel tratto tra Pescara e Foggia. Anche questa interrotta a causa della frana e che ha causato uno spostamento dei binari. Si ripartirà a velocità ridotta ma la notizia è comunque positiva considerato che per due giorni l’Italia è stata completamente spaccata in due nella dorsale Adriatica con gravi conseguenze in particolare per la Puglia ed il Molise. Le riaperture consentono il ripristino dei principali collegamenti nord-sud del Paese, anche se resta attivo il monitoraggio del fronte franoso e permangono condizioni di attenzione sull’area interessata dal dissesto.

Una situazione, però, che era nota già da tempo come ricordato anche da Giovanni Caputo Presidente dell’Ordine dei Geologi di Puglia. La frana di Petacciato è nota almeno sin dall’inizio del ‘900 e si è attivata decine di volte nel corso del tempo con evidenti ripercussioni non solo a livello locale ma anche interregionale. Un rischio noto da tempo per cui probabilmente si è scelto di soprassedere considerato gli alti costi per provare a creare eventuali percorsi alternativi sia su gomma che su ferrovia. Ma per Giovanni Caputo questi eventi eccezionali non devono sorprenderci più.

Era in realtà già pronto un progetto per provare a mitigare il rischio con cui sarà necessario convivere così come accaduto in frane importanti come quelle di Niscemi o Ancona, ma le opere finanziate non sono ancora partite a causa delle lungaggini burocratiche che spesso strozzano la rapidità di azione.

Per questo serve, almeno in Regione Puglia, una vera e propria sezione Geologica che segua e proponga studi su temi geologi o rischi idrogeologici e sismici dando poi supporto all’amministrazione pubblica che deve però accelerare al massimo i tempi di realizzazione.

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