Un anno di reclusione: è la pena (sospesa) patteggiata da don Antonio Ruccia, il prete della chiesa di San Giovanni Battista di Bari, a processo per omicidio colposo per la morte del neonato trovato senza vita, la mattina del 2 gennaio 2025, nel locale adibito a culla termica della parrocchia.
Il sacerdote, attraverso il suo legale Salvatore D’Aluiso, ha riproposto il patteggiamento davanti alla giudice monocratica Luna Calzolaro, che lo ha ratificato in udienza. La prima richiesta di patteggiamento (a tre mesi di reclusione) era stata respinta dal GUP, che aveva giudicato la pena “non congrua”.
Il bambino morì per ipotermia poco tempo dopo essere stato abbandonato nella culla termica che, secondo l’accusa, non aveva funzionato adeguatamente. In base agli accertamenti tecnici compiuti dai periti, infatti, il sistema che avrebbe dovuto far partire una chiamata al cellulare del parroco e attivare il sistema di riscaldamento della culla, una volta rilevato il peso del piccolo, non si attivò. Inoltre, fu accertato che dal climatizzatore presente nella stanza usciva solo aria fredda.
Rimane alla sbarra solo il secondo indagato, il tecnico Vincenzo Nanocchio, l’elettricista che installò la culla termica nel 2014, e che in seguito si era occupato della manutenzione. Il processo a suo carico avrà inizio il 3 giugno prossimo davanti alla giudice del Tribunale di Bari, Giovanna Dimiccoli.
