
Il calore umano e la commozione lasciate negli spettatori a proiezione conclusa dell’ultimo film di Paolo Taviani, il primo senza il caro fratello Vittorio, si sono ulteriormente diffuse nella platea del Petruzzelli con l’incontro illuminante ed entusiasmante con Donatella Palermo, produttrice di Leonora Addio, dei Taviani e dei film di Gianfranco Rosi e di Roberta Torre. Il Bif&st 2022 ha insignito la Palermo del Premio Franco Cristaldi per il miglior produttore. La Palermo potrebbe cogliere ogni occasione per fare sfoggio del suo importante curriculum, del suo talento e dei suoi premi e candidature tra Nastri d’Argento, David di Donatello, Globi d’Oro, Orsi d’Oro e Oscar.
Invece, nonostante l’esperienza notevole e il lavoro gomito a gomito con grandi nomi del cinema, non riesce a trattenere l’entusiasmo e la gioia di un’adolescente alle prime armi. È letteralmente innamorata del cinema e non si trattiene da dimostrarlo in ogni modo. Lo fa raccontando aneddoti sui registi, sulla sua famiglia, sulle sue esperienze e si commuove ancora. La sua energia e il suo ottimismo sono travolgenti e ha una risposta pronta e ottimista per tutti e tutto. Ma il suo non è un ottimismo cieco, bensì un ottimismo comprovato da fatti, da buone pratiche, dal coraggio, dalla testardaggine e dalla volontà di essere e di diventare la migliore versione di se stessa.
Ogni giorno, per ogni lavoro, come fosse la prima volta. Così facendo ha conquistato la sala del Petruzzelli e probabilmente è la stessa alchimia che scatta anche con i suoi registi. I riscontri positivi di critica e pubblico dei film da lei prodotti sono la prova che se si lavora con il cuore e il mestiere tra le mani, i risultati he si ottengono non possono che essere ottimi e fanno bene tanto a chi realizza il film quanto al pubblico.
«Paolo ha girato questo film con Vittorio sulla spalla – ha esordito la produttrice, parlando di Leonora addio – è un film sulla morte ma anche sulla vita. È l’addio di Paolo a Vittorio che non ha voluto funerali. È stata una fortuna produrre un film così. L’arte può cambiare le persone e la società».
La conversazione si è poi addentrata maggiormente nelle specifiche del lavoro del produttore: «Il produttore è un complice, non l’antagonista del regista. Il produttore difende il film e il regista. Bisogna trovare una sintonia, non si può lavorare con tutti. Io seguo molto la realizzazione di un film. Per come la vedo io il produttore è un difensore del film».
In merito ai suoi esordi, Donatella Palermo ha raccontato: «Scrivevo e disegnavo fumetti. Poi ho incontrato una produttrice americana per caso e ho iniziato su un set di Francesco Rosi. Ho fatto anche la proiezionista. Ho lavorato con Vittorio De Seta, con Silvano Agosti e oggi ancora con i Taviani, Gianfranco Rosi e Roberta Torre. I film fanno parte della vita, l’arte rende la vita universale, il produttore è un supporter dell’artista. Trovare il denaro per i film è semplice se il progetto è buono. Il mestiere del produttore è un mestiere in cui non si finisce mai di imparare e servono talento, determinazione e coraggio. Non bisogna vergognarsi di niente, se non si fa nulla di male non c’è nulla di cui vergognarsi. Bisogna imparare a chiedere perché chiedere ha in sé il diritto di ottenere. Il denaro speso per i film deve avere un valore etico».
E ha continuato: «Bisogna parlare di più di cinema, il cinema insegna a vedere e parla di noi. L’arte salverà il mondo, non i burocrati» In conclusione, parlando dei progetti in divenire con Rosi, con La Torre e con Paolo Taviani, la Palermo ha detto: «Se non avessi fatto il produttore avrei fatto il montatore. Il montaggio è la parte più bella, vedere come il film prende vita. Io seguo sempre il montaggio e se posso dico la mia».




























