La sanità pugliese affila le armi e si prepara ad affrontare, nell’immediato futuro, un possibile ritorno del Coronavirus così come altre potenziali emergenze sanitarie. Lo fa attraverso un nuovo piano di riordino ospedaliero post pandemia, che sarà inviato dalla Regione al Ministero della Salute, entro il 19 giugno.

L’annuncio è stato fatto dal direttore del Dipartimento della Salute, Vito Montanaro, durante l’audizione della terza commissione consiliare, illustrando quelli che saranno gli spetti chiave della riorganizzazione nelle corsie pugliesi.

L’obiettivo è quello di prevedere una rete di ospedali Covid, formata da 4 o 5 presidi, lasciando che le grandi strutture sanitarie (come ad esempio il Policlinico di Bari o di Foggia) possano andare avanti con la loro normale attività, anche durante una eventuale nuova emergenza.

Secondo il piano, ciascuna di queste strutture dedicate sarà dotata di 120 posti letto, di cui circa il 20% riservati alla Terapia Intensiva e Sub-Intensiva. Tutti gli altri serviranno per malattie infettive e pneumologia.

Complessivamente saranno attivati 260 posti in più per i reparti di Rianimazione pugliesi, che si andranno ad aggiungere ai 304 già esistenti.

Per alleggerire il carico dei grandi nosocomi, nasceranno ospedali di comunità e ambulatori territoriali.

Si farà maggiore ricorso alla telemedicina, già sperimentata in fase Coronavirus, soprattutto per la gestione dei pazienti cronici, come cardiopatici e diabetici.

Il piano punta infine anche sul recupero della cosiddetta “mobilità passiva” (vale a dire i pugliesi che vanno a curarsi fuori dalla Regione) e che ammonta a circa 320 milioni, a fronte di una “mobilità attiva” di 126 milioni..

“Esiste ancora – ha sottolineato Montanaro – uno sbilanciamento netto di 194 milioni, circa 15 milioni al mese, che è necessario ridurre”. I viaggi della salute dovranno avere costi decisamente più bassi.