‘Torno subito’: al Piccolo Teatro, lo spettacolo neorealista di Meridiani Perduti

‘Torno subito’: al Piccolo Teatro, lo spettacolo neorealista di Meridiani Perduti

Una favola, senza lieto fine, nella Brindisi del secondo dopoguerra

Ci avevano raccontato la Brindisi degli anni Sessanta, tra le vicende del petrolchimico e la musica dei Beatles. Questa volta, nell’atmosfera di intima condivisione del Piccolo Teatro di Bari ‘Eugenio D’Attoma’, nel weekend appena trascorso, i Meridiani Perduti, fanno un ulteriore passo indietro di quasi vent’anni, nella storia e nelle storie di paese della loro Brindisi mitologica.

Cambia la musica, cambia la scena, cambiano i fatti. Resta la magia, quella del teatro.

Eccoci allora nella Brindisi capitale del 1943. Una città senza nemici e senza alleati che diventa rifugio perfetto per il re in fuga. Dal settembre del ‘43 al febbraio del ‘44  i brindisini vedranno il mondo e la sua guerra planetaria farsi piccoli e riempire i vicoli stretti del proprio paese.

Sei mesi che sembrano un incantesimo, una favola senza lieto fine, talmente strana che non ci si crede neppure a raccontarla. Perché Brindisi è una terra di frontiera dove il mondo sembra sempre lontano e neppure una guerra di grandi proporzioni riesce ad essere epica. Eppure, nel negozio di una modista che realizza cappelli, che conosce bene le teste delle persone e l’arte dell’attesa, del silenzio e dell’ascolto, ne passano di piccole storie: storie personali, ricordi, aneddoti tra verità e leggenda, mentre fuori impazza la storia grande, quella dei libri. Ma i libri non sanno raccontarla così bene, perché in quei libri manca il cuore. Mancano i crampi allo stomaco per la fame, manca la paura nascosta dietro i giochi dei bambini, manca il rosso del tramonto che ricolora ogni cosa, mancano le lacrime versate a capo chino e di spalle, mentre si cerca disperatamente la bellezza intorno, nel dolore e nelle ferite. In quei libri manca l’amore, quello sperato, atteso e perduto per un soffio ma che comunque “non può disperdersi nel vento, con le rose, tanto è forte che non cederà.

 

Torno subito di e con Sara Bevilacqua, con la voce di Daniele Guarini e il pianoforte di Daniele Bove, con le luci di Paolo Mongelli e la drammaturgia di Emiliano Poddi,  è compendio a tutte queste mancanze. I fantastici tre in scena recuperano e restituiscono agli spettatori un pezzo importante di storia del proprio paese che nessun manuale potrebbe ricostruire mai e né tanto meno sarebbe in grado di farlo con la stessa emozione ed emotività. E con la musica che custodisce e interpreta i ricordi.

Torno subito è il risultato di una lunga ricerca scientifica condotta dalla compagnia (da novembre 2011 ad aprile 2012, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Brindisi e con l’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea) di fatti raccolti dalle vive voci di testimoni oculari e diretti, da fonti e da documenti ufficiali. Un percorso di studio affrontato con cuore e mente aperti e con l’intento di ricomporre i pezzi partendo da quel che resta, per trovare la luce nelle crepe e magari riuscire a raccontare una favola con lieto fine, quando sembra che non sia rimasto più nulla se non una fine, tutt’altro che lieta.

I Meridiani Perduti sono ormai un trio consolidato, collaudato e affiatato ma non sono solo la loro sinergia e la loro complementarietà a rendere indimenticabili i loro spettacoli.  A fare la differenza è la cifra stilistica e la misura autoriale che hanno individuato per il loro teatro di narrazione e che li contraddistingue.

Le voci, la musica e la narrazione di Sara Bevilacqua, Daniele Guarini e Daniele Bove, ancora una volta, tracciano le tappe di un viaggio nel passato, dove a farla da padrona è la nostalgia impossibile di chi, come noi spettatori di oggi, quel passato non lo ha vissuto eppure lo mitizza, ne è affascinato e lo sente proprio.

Il coinvolgimento è tale e tanto che il torno subito del titolo suona quasi come il messaggio sulla poltrona lasciato dallo spettatore che, trascinato dall’energia e travolto dalle emozioni dello spettacolo, decide di andare a curiosare al di là della quarta parete, lasciandosi guidare dai tre interpreti in un viaggio nel tempo tra scena e platea, tra palco e realtà tra passato e presente. Per provare a guardare con i propri occhi accadimenti lontani, approfittando dell’arte magica del teatro capace di miracoli e imprese che neanche la scienza, a tutt’oggi, è riuscita ancora a mettere a punto: la possibilità, per la durata dello spettacolo, di vivere in un passato che è non è nostro ma che che ci appartiene, sentendo nel petto e a fior di pelle le stesse emozioni, vive e reali, delicate e dolorose, dei veri protagonisti di allora.

Tra la puzza di bruciato delle bombe e il profumo del pane bianco, tra la povera gente e gli aristocratici nei castelli, tra i soldati stranieri innamorati e i bambini a piedi nudi nella polvere dei vicoli, Torno subito è un racconto neorealista che parte dalla volontà degli autori di non dimenticare nulla, né la speranza né la disperazione e di recuperare con le cose belle anche il dolore.

Torno subito è una storia di sopravvissuti che raccontano con il cuore pieno di chi sa che, potendo tornare indietro, rifarebbe tutto allo stesso modo, perché anche nel bel mezzo dell’inferno c’è sempre qualcosa per la quale vivere è valsa la pena e che quindi merita di essere ricordata e raccontata.